A 85 anni Mike Bongiorno si è spento. Come si dice parlando di televisione. Spegni la tv, spegni quell’affare. Ma nel suo caso quell’affare, la televisione, è stata la sua vita. In questo senso la persona che in Italia ha contribuito a porre le basi di questo nuovo mezzo, introdurre e inventare prima, e rivoluzionare, arricchire, cambiare dopo, non si potrà mai spegnere.
Il quiz show televisivo - tra Stati Uniti e Italia
Nel 1955 Mike Bongiorno importa dagli Stati Uniti il format del quiz televisivo. Oltreoceano il primo quiz ad essere trasmesso con continuità fu il CBS Television Quiz (2 luglio 1941). Prima di questo vennero trasmessi altri game show, ma solo in via sperimentale, come Truth or Consequencese Spelling Bee trasmessi dalla inglese BBC nel 1938.
Ma il successo del quiz arrivò con il gioco The $64,000 Question (1955), un game show a cui partecipavano concorrenti specializzati in una determinata materia e che prevedeva il raddoppio della posta in gioco per ogni nuova domanda, fino alla vincita massima dei 64.000 dollari.
Il gioco prendeva origine dal quiz radiofonico Take it or leave it (1947), che destinava ai concorrenti una vincita massima di 64 dollari. Il nostro Lascia o Raddoppia?, andato in onda con successo dal 1956 al 1959, è nato proprio da qui, mutuando il format televisivo, ma mantenendo la dicitura radiofonica del titolo.
Ma Lascia o raddoppia?non fu il primo gioco a premi ad essere trasmesso in Italia, è stato infatti preceduto da Duecento al secondo, datato 1955 e condotto da Mario Riva, sospeso dopo sole quindici puntate a causa delle severe prove a cui i concorrenti erano sottoposti: il gioco infatti consisteva proprio nel resistere il più a lungo possibile a queste prove (ad es. una pioggia di uova o di cenere).
Lascia o raddoppia? detiene il primato di prima trasmissione entrata
nell’immaginario collettivo degli italiani. La vincita massima era di 5 milioni e 250.000 lire; se il concorrente al raddoppio finale decideva di lasciare poteva ritirare una
Fiat 600.
Il boom del game show negli Stati Uniti
Negli Stati Uniti gli anni Cinquanta vedono il boom dei game show a partire dal successo del semplice format di The $64,000 Question. Successo che passa anche per un famosissimo scandalo televisivo, che vede protagonista l’accademico Charles Van Doren durante lo show tv Twenty One, ripreso poi nell’omonimo film di Robert Redford.
Twenty One, condotto dal popolare Jack Barry, era un gioco i cui concorrenti dovevano rispondere a 21 domande con difficoltà variabile. Nel 1956 il fenomenale concorrente Herbie Stempel aveva avviato una serie ininterrotta di vittorie, tanto che la mancanza di varietà aveva causato una diminuzione nell’audience. Nel novembre dello stesso anno i produttori del programma lo convinsero a sbagliare una banale domanda sul cinema, a modo di favorire l’ingresso del rampollo dei Van Doren, una delle famiglie più blasonate d’America (il padre, Mark Van Doren, era un illustre poeta e critico letterario vincitore del Premio Pulitzer, mentre la madre, Dorothy, era una romanziera di successo).
Charles Van Doren era professore alla Columbia University, grazie al suo grande fascino fece molta presa sul pubblico aumentando considerevolmente lo share della trasmissione. Per evitare la sconfitta del “prezioso” Van Doren, il produttore Enright interviene nuovamente nel gioco passandogli in anticipo le domande, fino poi ad arrivare a comunicargli anche le risposte.
Herbie Stempel, deluso dal comportamento falsamente lusinghiero di Enright, decise di denunciare il programma per frode. Ma durante il processo Stempel fu messo in cattiva luce a causa dei suoi problemi psichiatrici, per cui lo “scandalo” uscirà fuori solo più tardi a seguito della denuncia di un altro concorrente, James Snodgrass, il quale poté esibire copia delle lettere in cui Enright passava a Van Doren le risposte al quiz.
A Van Doren non rimase altra scelta che confessare. La sua carriera, non solo quella televisiva, ne uscì rovinata: perderà il posto di lavoro alla Columbia, e dichiarerà di aver subito dal ’59 in poi una stringente censura accademica.
Da allora lavorerà come editore dell’Encyclopaedia Britannica. Negli anni Novanta viene pubblicato il suo lavoro più conosciuto, A History of Knowledge, un approfondimento sulla storia intellettuale con una particolare enfasi sull’occidente. Il libro è stato presentato in Italia il 14 settembre 2006, presso lo Shenker Culture Club di Roma.
Il successo di questa pubblicazione rappresenta quindi il suo riscatto intellettuale dopo lo scandalo che per anni gli aveva chiuso tutte le porte.
Il game show nell'Italia post bellica: fenomeno socio-linguistico
Una persona che ha invece collezionato innumerevoli trionfi grazie ai quiz televisivi è Mike Bongiorno.
Il conduttore italo-americano lavora dal 1946 a New York, presso la sede radiofonica del quotidiano "Il progresso italo-americano", nel programma Voci e volti dall'Italia. Bongiorno importerà in Italia non solo il format del quiz, ma anche un modo di fare televisione: un esordio dallo stile leggero, pieno di facili battute e ironia, lo stile del Tonight Show di Steve Allen che ancora oggi troviamo nel David Letterman Show, e che Bongiorno interpreta a modo suo, coniugando leggerezza, semplicità, ironia ed una punta di severità; il tutto riassumibile nelle sue numerose gaffes e nel suo goliardico "Allegria!".
Il successo di Mike Bongiorno è stato studiato e spiegato in un piccolo saggio di Umberto Eco risalente al 1961, “Fenomenologia di Mike Bongiorno”. Il semiotico analizza la tecnica comunicativa del conduttore rintracciando le radici della popolarità del “Personaggio Mike Bongiorno”: “… sembra quasi che egli si venda per quello che è, e che quello che è sia tale da non porre in stato di inferiorità nessuno spettatore, neppure il più sprovveduto. Lo spettatore vede glorificato e insignito ufficialmente di autorità nazionale il ritratto dei propri limiti”. Eco pone l’accento sulle espressioni e sulle gaffes di Bongiorno, leggendole come un rispecchiamento del conduttore nel ruolo dello spettatore, e nel conseguente procedimento inverso, ossia il riconoscimento dello spettatore nel ruolo del conduttore, visto alla pari, non come un “Superman” ma come un “Everyman”.
Dal punto di vista linguistico si ripete la stessa operazione: secondo Eco infatti “Mike Bongiorno parla un basic italian”.
Di parere diverso è invece Francesco Sabatini, Professore di Storia della lingua italiana, nonché Presidente emerito dell’Accademia della Crusca, che in un’intervista al quotidiano La Stampa ha spiegato: «All’epoca in cui Mike trionfava in televisione, ai tempi della mitica "Lascia o Raddoppia?", il 66% della popolazione italiana, e soprattutto al sud, era dialettofona, cioè parlava in dialetto. Mike aiutò gli italiani a parlare l’italiano, una lingua semplice ma ben comprensibile proprio a quella fetta di popolazione che ancora usava i dialetti. Il conduttore fu uno straordinario traghettatore verso l’italiano di massa. In quel contesto sociale e culturale, fu la persona adatta per andare verso il basso”.
Magari Mike non “
ne ha colto il più bel fiore”, come recita l’antico motto della Crusca, ma è stato un catalizzatore importante dell’uso della lingua italiana.
Andiamo oltre il corso d'inglese!